Ballardini: "Zamparini ascoltava il barbiere più di me, dovevo scappare prima da Lotito"
L'allenatore Davide Ballardini ha trattato diversi argomenti nella sua intervista alla edizione odierna della Gazzetta dello Sport.

Davide Ballardini ha spesso lavorato in condizioni particolarmente complicate, chiamato a salvare delle squadre condannate o quasi alla retrocessione. In quindici anni di Serie A, però, non ha mai finito una stagione. Quando ha iniziato è stato sempre esonerato in fretta.
Le dichiarazioni di Davide Ballardini
Ha avuto presidenti di grande temperamento (Cellino, Zamparini, Preziosi e Lotito) con i quali i rapporti sono stati spesso non propriamente tranquilli e idilliaci. Ne ha parlato lo stesso Davide Ballardini in una intervista ai microfoni della Gazzetta dello Sport: "Sono sempre stato chiamato da presidenti fumantini, ammetto di aver litigato con tutti. Non sono nemmeno io un tipo facile, evidentemente".
Ha litigato spesso anche con Zamparini. "Altroché, ma era lui che urlava. Io mi limitavo a rispondere. Provavo a spiegargli delle cose, visto che non guardava le partite. Ascoltava tutti e partiva per la tangente, si fidava più del suo autista o del barbiere che di me".
L’ha mai condizionata nelle scelte? "Voleva mettere bocca sulla formazione, non gli andava mai bene nulla. Una volta i cambi, un’altra il centravanti. Faceva casino pure in situazioni tranquille. Perdevo un sacco di tempo a rassicurarlo. Bastava guardare le partite e non fidarsi della prima persone che sentiva...".
Anche con Preziosi non sono mancati gli scontri. Pure lì una questione di mancata fiducia? "Mancava la stima, prima di tutto. Anche lui, come Zamparini, provava a mettere bocca in schemi e formazioni. Con Preziosi ricordo una litigata a Forte dei Marmi, discutevamo della cessione di Shomurodov".
In un’intervista disse che lei non ribatteva quando lui urlava. È la verità? "Mah, credo invece di aver sempre risposto a tono. A volte allontanavo il telefono e lo lasciavo sfuriare. Forse per quello gli sembrava stessi zitto. A volte quando eravamo in albergo urlavamo così tanto che i miei collaboratori venivano a sincerarsi andasse tutto bene".
Ha qualche rimpianto? "Sì, qualcuno si. Per esempio di non essere scappato da Lotito e dalla Lazio. C’era un clima tremendo con quindici giocatori fuori rosa. Pandev, Ledesma, tutti in rotta con il club. Rifiutavano di allenarsi. Poi a gennaio non facemmo neanche mercato. Ecco, lì sarei dovuto andare via. Così come a Bologna qualche anno dopo".
Le piace il calcio che vede? "Il gioco sì, tutto quello che c’è intorno no. È un ambiente che dimentica in fretta. Oggi puoi valere cento e domani zero. Tante dinamiche mi fanno schifo. Tornerei in panchina per portare le mie idee".
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